FILE #00042 - martedì, 19 aprile 2011

Lo trovai per terra una mattina di primavera, tutto ricoperto di polvere. Lo raccolsi come fosse un tesoro prezioso e subito me ne innamorai. Era un mantello rosso fuoco, capace di donare i superpoteri a chiunque l’avesse indossato. Certo, agli occhi di uno scettico sarebbe potuto apparire come un semplice straccio di stoffa rovinato, ma io ero capace di vedere oltre. Corsi subito a casa con il braccio proteso in avanti per simulare il volo di Superman. A volare davvero avrei imparato col tempo, che mica c’avevo il libretto delle istruzioni! Mia madre mi implorò di poterlo lavare, ma temevo che se gliel’avessi lasciato fare i superpoteri sarebbero svaniti. Decisi che l’avrei indossato sempre e che da quel giorno sarebbe stato una parte importante di me. Lo mettevo all’asilo, sopra il grembiule, lo indossavo a casa e persino sopra il pigiama, prima di andare a letto. Era la cosa più figa che avessi mai avuto. E mentre mia madre consultava le Pagine Gialle alla ricerca di una buona clinica psichiatrica, io cominciavo a pensare a come mettere in pratica le grandi responsabilità che inevitabilmente derivano da un grande potere. Dovevo iniziare da qualcosa di semplice, anche perché, data la mia tenera età, non mi era permesso allontanarmi troppo dal parco giochi sotto casa. E fu proprio lì che mi recai il giorno dopo. Feci la strada di corsa, col solito braccio proteso in avanti, e mi fermai dinanzi al parco con le mani orgogliosamente strette sui fianchi. Non vedevo l’ora di salvare qualche bambina in difficoltà e di far fronte alle numerose ingiustizie del mondo, ma con somma delusione mi accorsi che il parco era deserto. D’altronde a quell’ora lo era sempre, avrei dovuto ricordarlo. Un cespuglio trascinato dal vento mi passò davanti, accompagnato dall’incessante frinire di un grillo. Mi sedetti sull’altalena del parco in attesa che qualcosa accadesse. Finalmente, dopo quattro interminabili ore, vidi passare un gatto inseguito da un cane di pari dimensioni. Non era molto, ma era pur sempre un inizio. Mi misi a correre dietro al cane nel goffo tentativo di salvare la vita al gatto, ma dopo neanche un minuto, mi ritrovai a correre in direzione opposta con lo stesso cane alle costole. Essere un supereroe si stava rivelando più complicato del previsto, ma sapevo che prima o poi sarei riuscito a concludere qualcosa di buono. Qualcosa per cui essere orgoglioso.
Giunse l’estate e con essa il primo giorno di mare. Indossai il mio nuovo costume e ovviamente legai al collo il fedele mantello, compagno di mille avventure immaginarie. Mia madre tentò di convincermi che forse, almeno per quel giorno, avrei potuto evitare di metterlo, ma io non sentivo ragioni. Senza quel mantello sarei tornato ad essere una schiappa qualunque. Lei sosteneva che fossi ridicolo, ma io ripetevo a me stesso che come al solito non capiva nulla. Mi incamminai verso casa di Claudia, la mia vicina, perché quel giorno sarei andato al mare con la sua famiglia. Rimuginavo sulle parole di mia madre, domandandomi come facesse a non capire. Con quei pensieri nella testa bussai alla porta di Claudia e poco dopo mi aprì sua nonna. Appena mi vide scoppiò in una fragorosa risata, dicendo che vestito in quel modo le sembravo un… un… non le lasciai terminare la frase. Tornai a casa di corsa, profondamente ferito e amareggiato. Mia madre aveva ragione, con quel coso dovevo sembrare davvero tanto ridicolo. Levai il mantello e guardandolo, stretto tra le mani, mi apparve finalmente per quel che era: un semplice straccio di stoffa rovinato. Lo lasciai cadere sopra il cestino della spazzatura e tornai da Claudia con la coda tra le gambe, tentando di riallineare i miei pensieri a quelli di una schiappa qualunque.




e dopo che ti sei incamminato verso casa, la nonna di claudia ha ammiccato verso la telecamera, e si è scoperto che era lex luthor camuffato.
D’altronde ho sempre avuto il sospetto che indossasse una parrucca.
Non ti serve il mantello.
Se vuoi volare basta che ti metti un attimo davanti ad una folata di vento.
O potrei anche legarmi addosso un casino di palloncini.
io ho sempre avuto problemi in fase di riallineamento!
Per riallinearti correttamente devi premere Alt+F2.
Il mio massimo di immaginazione è stato vedere Rocky non mi ricordo manco quale dei tanti ed essere convintissimo che i più deboli alla fin fine vincono sempre infatti feci a pugni con mio fratello per non so cosa e le presi di santa ragione.
Ero convintissimo di vincere perchè io in quel momento ero Rocky Balboa ed essendo il protagonista dovevo vincere.
E’ proprio vero che i bambini sono pazzi. :-)
E’ successo anche a me. La lezione fu: i deboli sono deboli, non ci sono cazzi. Né Rocky.