Conoscete Daniel Johnston? E’ uno dei più grandi cantautori americani, di quelli molto tormentati tipo Syd Barrett. Lo amo fondamentalmente per tre ragioni. La prima è che ha sfornato dei brani di rara bellezza nel garage di casa sua, con un organetto per bambini e un piccolo mangianastri collegato alla ruota di un criceto. Regalava le sue performances a cani e porci per mera soddisfazione personale, in barba ai magnati dell’industria discografica. La seconda ragione è che siccome soffriva di sindrome depressiva e per di più l’unica donna di cui era follemente innamorato non voleva dargliela, un bel giorno decise di lasciarsi tutto alle spalle e di unirsi ad una compagnia itinerante di fenomeni da baraccone, con il gravoso compito di vendere i pop-corn. Fu allora che comprese il significato più intimo e profondo di libertà, oltre ad aver inventato i pop-corn al gusto di crotalo. Ma c’è una terza ragione, la più importante, che mi spinge ad amare questo artista meraviglioso. Una volta qualcuno gli chiese cosa pensasse del fatto che il grande Kurt Cobain avesse pubblicamente dichiarato di amare le sue canzoni. Vi rendete conto? Una celebrità del calibro di Kurt che si abbassava a cotanta ammirazione nei confronti di un artista pressoché sconosciuto. E lui, ingenuo e serafico, rispose «Chi cazzo è Kurt Cobain?». E da quel preciso momento Daniel Johnston è entrato a far parte della mia personalissima hall of fame. Alla faccia di Kurt che invece non c’ha mai messo piede.

Quello che forse non sai è che c’è anche il videogioco.
Ci giocherò sulla mia console a trazione animale.
E Kurt Cobain ci rimase male, ma così male…
Il resto è storia.
Difatti a quel tempo i giornali dissero che Kurt Cobain si era ciucciato il calzino.
E’ incredibile la qualità dell’arte che scaturisce dalla frustrazione amorosa, da Dante Alighieri in poi (o da Catullo?).
Lo dico sempre io che il vero servizio sociale non è darla pietosamente, ma rifiutarla sdegnosamente. Salvo poi darla a un tamarro delle cui opere il mondo potrà ben fare a meno. Che sacrifici che si fanno per l’arte!
La tizia in questione ha preferito donarla a un imprenditore suo conoscente. Imprenditore che Daniel Johnston, in una canzone a lei dedicata, preferisce definire becchino.
E’ ufficiale, sono ignorantissimo su chi sia Johnston e vado subito a informarmi.
Saluti. :-)
Non lo conosco ma mi sta simpatico…