Una scala per il paradiso

lunedì, 10 settembre 2012

In quel momento entrò Michele che mi sorprese in condizioni critiche, evidentemente strafatto: occhi rivolti all’indietro, battito cardiaco rallentato e allucinazioni kitsch anni sessanta, tipo fluidi colorati che sgorgavano dalle pareti e che assumevano forme sempre più inquietanti. Tutto ebbe inizio la sera prima, durante una vacanza di tanti anni fa coi compagni di scuola. Ero giovane, ingenuo e vittima dei primi turbamenti adolescenziali. Disteso sulla branda ascoltavo i discorsi di due ragazzi seduti accanto a me. Erano i più grandi della comitiva e parlavano di musica. D’un tratto uno di loro, Michele, tirò fuori dal cilindro una musicassetta con alcuni classici del rock e fece partire Stairway To Heaven. Fu così che la conobbi. Eravamo in tanti dentro quella stanza, ma restammo in religioso silenzio fino all’ultima nota. Vidi un cielo tutto nero stagliarsi sopra di me, una luna perfettamente tonda e gli spiriti dell’aria che danzavano e svanivano inghiottiti dalle tenebre. Fu questo l’effetto che mi fece quella canzone, lo ricorderò sempre. Gli otto minuti più intensi della mia vita. Tutta la musica che avevo sempre ascoltato fino ad allora sarebbe bruciata all’Inferno nel girone dei nani sodomiti. Fu una vera e propria svolta, un po’ come quando conobbi quel vecchio capro col corno spezzato che si era smarrito nel giardino di casa mia.
L’indomani, mentre tutti erano impegnati a fare qualcosa di inutile, entrai in camera di nascosto, presi la musicassetta di Michele e la infilai nel mangianastri. Riascoltai Stairway To Heaven e anche tutti gli altri brani della compilation, fino ad arrivare a Heroin dei Velvet Underground. Fu la seconda svolta di quella vacanza. La voce soave di Lou Reed, quel suono così sporco eppure così confortante, quell’assolo di chitarra stridente e stonato ma al tempo stesso in perfetta sintonia con l’universo.
Michele spalancò la porta, dicevo, e mi sorprese in quelle condizioni, come se mi fossi calato tutte le droghe del mondo. I colori che si confondevano tra loro e quelle forme che mutavano continuamente mi avevano fatto sprofondare negli abissi della mia coscienza. L’ingresso di Michele mi riportò bruscamente alla realtà con addosso una sensazione di vergogna, quasi mi avesse sorpreso nel bel mezzo di un orgasmo multiplo. Notò anche lui quella strana espressione sul mio volto e, dopo un istante di esitazione, disse: «Vacci piano con quella canzone, rischia di farti male». Forse avrei dovuto dargli ascolto.
E’ stato allora che mi sono innamorato della musica.

20 commenti

  1. Ora che ci penso, la cassetta in questione conteneva anche The Wall dei Pink Floyd, ma per quel che ricordo non mi fece alcun effetto particolare.

  2. Chenoa:

    Fantastico. Adoro l’atmosfera che riesci a creare con le parole.

  3. Sono contento che ti piaccia.

  4. PaoloB:

    La mia “prima volta” invece fu Child in Time.

  5. Tutti brani cortissimi, mi pare di capire.

  6. PaoloB:

    Ovviamente è la versione di Made in Japan, per me il miglior live rock di sempre.

  7. TheTou:

    In Almost Famous di Cameron Crowe c’è una scena tagliata in cui alcuni personaggi del film sono in una stanza e ascoltano Stairway To Heaven dall’inizio alla fine, senza proferire parola. In realtà tutta la scena è senza audio, credo per problemi di copyright, ma non ne sono sicura.
    Fa proprio quell’effetto. Per quanto mi riguarda la conobbi prima sottoforma di arpeggio per chitarra (è uno dei primi che ti insegnano, insieme a Wish You Were Here), e infatti quando la provavo ammutolivano tutti.
    Per quanto riguarda Child In Time, è forse la prima canzone rock che mi sia mai piaciuta, ma la conobbi con un altro nome: Siv Player Man. La mia amica diceva: «ho portato la cassetta con Siv Player Man». Era Made In Japan.

  8. Il mio rapporto con i Deep Purple è stato un po’ travagliato. Non li ho mai amati tantissimo o comunque non quanto ho amato altri gruppi rock dello stesso periodo. Il primo disco che mi regalarono fu una raccolta di singoli e fin da subito mi è stato chiaro che dei Deep Purple apprezzavo maggiormente il primo periodo, quello conosciuto come Mark I. Del lato B di quella raccolta ascoltavo soltanto Strange Kind Of Woman. Quando poi ho voluto approfondire la loro discografia era più o meno troppo tardi e non sono mai riuscito ad amarli fino in fondo. Questo nonostante ancora oggi sia legatissimo a pezzi come Hush, Emmaretta o Hallelujah, che riascolto sempre volentieri.

  9. Pirkaf:

    E’ bello rileggerti qui! Scrivi più spesso, tranne ovviamente quando hai di meglio da fare… ;-)
    Io con la musica in questo periodo, sembra assurdo dirlo, ma ho smesso. Mi procura sensazioni che debilitano ancora di più il mio stato psichico, rendendomi melodrammatico come non mai. Spero sia solo un periodo e che passi. Saluti! ;-)

  10. Grazie Pirkaf, in effetti un post all’anno è davvero eccessivo. So che lo ripeto tutte le volte, ma cercherò di fare di più. Che poi non ho un cazzo di meglio da fare, sono solo pigro e svogliato.

  11. Io ho iniziato la mia discesa agli inferi con gli Iron Maiden. Killers, per la precisione. Bel post, anche se mi aspettavo un finale un po’ più splatter.

  12. Ricordo perfettamente la mia fase Iron Maiden! Cominciò con Flight Of Icarus che ascoltai una notte in radio. Per la verità conoscevo già Powerslave (che oggi è il mio album preferito dei Maidens, ma all’epoca ero troppo piccolo per apprezzarne tutte le sfumature), ma fu soltanto quella notte che tra me e me pensai: «Domani comprerò una maglietta degli Iron Maiden e diventeranno qualcosa come il mio gruppo preferito». Poi mi procurai il Live After Death, che divenne la mia ninna nanna per i mesi successivi.
    Tra l’altro gli Iron Maiden hanno sancito l’inizio della mia fase depressiva e solitaria. Avevo tipo undici anni e sapevo che scegliendoli non avrei mai più condiviso con nessuno i gusti e le mie scelte musicali. Frequentavo una piccola scuola, conoscevo tutti e sapevo che sarei stato l’unico ad ascoltare certe cose. Presi comunque quella decisione, mi misi la maglietta (quella di Live After Death) e ricordo che alcuni ragazzi più grandi mi presero in giro fin dal primo giorno che la indossai. Ma in fondo era quello che mi aspettavo. Dal canto mio avevo finalmente fatto conoscenza con me stesso. E la notte stavo bene perché ascoltavo in cuffia The Trooper a tutto volume.

  13. TheTou:

    Chi era quel tuo amico che nel suo blog scriveva commenti più lunghi dei post e avrebbe quindi dovuto aprire un blog apposta? Ahah no, era per dire che il tuo ultimo commento non sarà stato più lungo del post, ma sicuramente se la giocano in bellezza.

  14. Si faceva chiamare Anarcadia, ma temo che in seguito alla chiusura di Splinder sia definitivamente svanito nel nulla.

  15. Conosco quelle sensazioni. Ma il rock a confronto con il blues è musica per bambini. ;)

  16. Ma poi me lo sono sempre chiesto: ma tu a volte ascolti qualcosa che non sia blues o lanci vomito verde tipo L’esorcista se ti capita di sentire altri generi?

  17. Hahahaa! Quali altri generi, Deep? Tutta la musica moderna interessante, significativa e sostanziosa, deriva dal blues.
    Ha più di un secolo di storia e, si sa (o tutti dovrebbero sapere), il rock non sarebbe nato ed esistito senza il blues, dal quale ha preso molto più che solo il repertorio, consapevolmente e inconsapevolmente.
    Quindi, stiamo parlando della Grande Mamma di tutti quelli che in America (e, in parte, in Inghilterra), hanno preso una chitarra in mano (e non solo una chitarra, ovviamente).
    Il mio percorso è partito dal rock, per poi andare a ritroso (ci sono voluti anni), perché m’interessava scoprire da dove discendeva, dov’era la vera materia, il seme, chi erano gli autori originali, gli scopritori del fuoco e della ruota.
    Intuivo che se il figlio chiamato rock era così bello, mamma blues doveva essere divina, trascendentale, e così fu.
    Tutte quelle sensazioni furono elevate all’ennesima potenza: nero, devastante, profondissimo, significativo, sporco, geniale, naturale, infettivo, fangoso, e tanto altro… fu come passare da una droga leggera, legale, ad una pesante, illegale, mortale… dal bianco al nero, dal giorno alla notte, dall’asilo alla maturità in un colpo solo; dalla cotta all’amore puro; dalla menzogna alla verità; dalla vita alla morte e poi ancora alla rinascita.
    Il rock m’è rimasto nel cuore: riascolto i fondamenti sempre volentieri, ma il blues, se lo accogli davvero, ti entra nell’anima e non esce più. È eterno.
    È il grande padre della musica moderna del Novecento, da quando sono iniziate le registrazioni fonografiche.
    Per l’italiano medio è difficile capirlo, perché è una cultura che è sempre rimasta fuori dai media, e la maggior parte della gente ascolta solo ciò che i media propongono, pensando davvero che sia tutto o che sia il meglio… e che sia giusto che qualcuno abbia scelto per loro cosa ascoltare.
    Per i musicisti americani è cosa normale: è da dove tutti discendono, è la loro storia, così come i musicisti italiani discendono dalla musica classica/lirica (per questo non gli riesce tanto bene il rock, come a nessun musicista di cultura latina).
    Ti sembrerà strano, ma Claudio Villa e Vasco Rossi discendono dalla stessa cultura musicale, dallo stesso ceppo, ed è evidente. Che poi l’ultimo sia stato influenzato dalla musica bianca americana, è normale, ma la forma rimane sempre quella lirica, quella della romanza.
    Comunque, il discorso sarebbe vasto e non voglio divagare, se no faccio come il tuo amico.
    In Italia non esiste cultura musicale, nemmeno per quella che fa parte della nostra storia, figuriamoci per quella vera americana, non quella degli MTV Awards.
    Il blues è la più grande forma artistica nativamente americana, non ha eguali in nessun campo, come potenza evocativa, perché generato da eventi irripetibili e da cambiamenti epocali, strettamente connessi con un popolo intero, quello afroamericano, unito nello stesso destino: niente è entrato così profondamente nella loro cultura, non solo quella musicale, e non c’è niente di comparabile.
    A me piace tutta la buona musica (la buona musica non è cosa soggettiva): la gran massa conosce una parte infinitesimale di tutta quella prodotta nel corso del Novecento. Se snaturi la musica moderna (inglese e americana) dalla musica e dalla cultura blues, non ti rimane niente di niente in mano, in testa, nel cuore.
    Quella “cosa” che ha parte da là. Ricordatevelo quando ascoltate Led Zeppelin & Co. ;)

    P.S. Molti dei tuoi scritti sono “blues”, per questo mi piacciono. Quelli della colonia sono blues, e anche altri. E anche questo che ho commentato, anche se sembra rock, è blues! :)

  18. Ricordatevelo quando ascoltate Led Zeppelin & Co. ;)

    D’altronde non è facile ascoltare i Led Zeppelin dimenticandosi delle loro influenze blues. Anche se c’è da dire che i pezzi di Robert Johnson sono stati riproposti un po’ da tutti, persino da mia nonna che lava i piatti.

  19. Robert Johnson è il mito del blues fatto persona. Viene citato da tutti i rocker perché è l’archetipo del blues, come Marylin nel cinema e altri miti che conosciamo in vari settori. Poi c’è anche tutto il resto.
    Mi presti la tua nonna?

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